Che cosa si intende per ciclo di Frenkel?

Il ciclo di Frenkel e' una teoria dell’economista argentino Roberto Frenkel che descrive cio' che avviene quando un Paese economicamente meno sviluppato fissa il tasso di cambio della propria valuta a quello di un Paese più forte.

Il modello, inizialmente venne formulato con riferimento al caso dell’Argentina che nel 1991 fisso’ il tasso di cambio con quello del dollaro Americano e che duro’ fino al 2001.

Ora questo modello viene utilizzato per spiegare la crisi in corso in Europa in seguito all’adozione dell’euro, dove si e’ fissato il tasso di cambio di molti dei paesi dell’Unione Europea che hanno economie molto diverse tra loro.

Il ciclo si svolge in sette fasi:

1. Il Paese accetta il cambio fisso e la deregolamentazione, liberalizzando i mercati finanziari oltre che i movimenti internazionali di capitali.
E’ ben chiaro a tutti, e in particolare agli attori di questo processo, che la spinta verso il cambio fisso è stata fortissimamente voluta dalla Germania, il Paese con un’economia forte, che vedeva nella rigidita’ del cambio un elemento per competere vantaggiosamente con i suoi principali partners europei.

2. Affluiscono i capitali esteri ed esplode il debito.
Ora che il cambio e’ fisso non c’e’ piu’ il pericolo che un Paese svaluti quindi si incoraggia il Paese forte per esempio la Germania ad investire in quello con un’economia piu’ debole, per esempio la Spagna, in quanto normalmente offre tassi di interesse piu’ alti.

Prima invece era rischioso per un Tedesco prestare soldi ad un tasso di interesse piu’ alto ad uno Spagnolo, perche’ se poi questo svalutava, il Tedesco perdeva parte del suo capitale investito durante la conversione in marchi.

In questo modo un paese come la Spagna inizia ad importare capitali ossia si sta indebitando. Questo e’ un debito privato. Normalmente ottenuto da facili finanziamenti per acquistare una casa, un’auto, un elettrodomestico e cosi’ via o per finanziare progetti per aziende private.

Al contrario il debito pubblico rimane stazionario o diminuisce, in quanto sono i privati ad indebitarsi e a pagare tasse allo Stato per i loro movimenti finanziari.

3. Il flusso di liquidita’ fa crescere consumi ed investimenti, quindi crescono Pil e occupazione.
Gli afflussi di capitali esteri portano ad un aumento della liquidità interna, e quindi del credito al settore privato, che a sua volta determina:
– la discesa dei tassi di interessi interni (e quindi dello spread);

– la crescita di prodotto interno e occupazione;

– la crescita dei prezzi.

I primi due fattori determinano un miglioramento del bilancio pubblico.

Il terzo alimenta l’inflazione. In altre parole avendo piu’ soldi da spendere per acquistare gli stessi prodotti, si aumenta la domanda e quindi aumentano i prezzi dei prodotti. Per esempio se solo una persona puo’ acquistare una casa, il suo prezzo non cambia altrimenti rimane invenduta, se invece di colpo ci sono 10 persone nelle condizioni di poterla acquistare il suo prezzo sale, chiaro no?

4. La competitivita’ peggiora, si creano bolle azionarie e immobiliari.
L’inflazione dovuta all’afflusso di capitali fa perdere di competitivita’ al paese, inoltre determina delle bolle. In che senso? Una bolla e’ la differenza tra prezzo di acquisto e quello reale.

Nel caso della bolla immobiliare, le banche piene di liquidita’ ossia di soldi, abbassano i criteri per assegnare un mutuo a chi vorrebbe acquistare una casa, e lo fa con la convizione che il prezzo di quella casa il prossimo anno salira’, perche’ si spingeranno altre persone con criteri ancora piu’ bassi ad avere credito e cosi’ via creando appunto una bolla.

Notare che la liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitali favorisce la bolla, perche’ altrimenti lo Stato avrebbe potuto limitare “i danni” bloccando questo ingente flusso di capitali prima che fosse stato troppo tardi.

5. Un evento casuale crea panico tra gli investitori stranieri, che arrestano i finanziamenti.
A un certo punto, ci si accorge che la situazione economica non e’ piu’ sostenibile.

Per esempio si continua a prestare soldi per i mutui pensando che il prossimo anno quell’immobile sara’ venduto ad un prezzo piu’ alto.

Nel frattempo il Paese avendo perso di competitivita’ trova piu' conveniente importare piuttosto che acquistare i prodotti interni e le aziende locali chiudono aumentando il numero dei disoccupati.

Le banche si ritrovano con un numero sempre maggiore di gente che non riesce piu’ a pagare le rate del mutuo.

Gli investitori per paura di perdere i soldi cominciano a ridurre i propri capitali sul mercato se non addirittura li ritirano e li spostano in un Paese considerato piu’ sicuro.

Per l’euro e’ la crisi finanziaria del 2008, mentre per l’Argentina e’ stata la crisi finanziaria asiatica del 1998.

6. Inizia la crisi: si innesca un circolo vizioso tra calo del Pil e aumento del debito pubblico. Il governo taglia la spesa pubblica o aumenta le tasse, aggravando la recessione.
Con la riduzione o addirittura il ritiro degli investimenti, le cose cominciano ad andare sempre peggio.

Per esempio molte banche che avevano investito nel settore immobiliare prestando soldi anche a chi non poteva proprio permettersi di pagare, falliscono.

Lo Stato per paura del collasso economico acquisisce il debito delle banche fallite cosi’ il debito da privato diventa pubblico.

Ora lo Stato non e' piu’ credibile, fa fatica a trovare nuovi finanziamenti ed e’ costretto a tagliare la spesa pubblica e ad aumentare le tasse aggravando la recessione.

7. Il Paese è costretto ad abbandonare il cambio fisso e a svalutare.
La situazione diventa insostenibile ed il Paese e’ costretto ad abbandonare il tasso fisso e a svalutare.

Vi ricorda qualcosa?

C'e' da dire che Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno ancora abbandonato il tasso fisso e svalutato perche' hanno avuto un piano di aiuti, in particolare dalla Germania, perche' altrimenti avrebbe perso parecchi dei suoi investimenti dopo la svalutazione.

L'Italia quanto potra' durare ancora?

E la Francia?

ing. Luca Boscolo
Movimento per l’uscita dall’euro
www.no-euro.org